Paura. A tu per tu con l’emozione
di Liliana Indelicato

Un noto attore qualche settimana fa in un suo programma ci ricorda che la paura, tanto presente nelle nostre menti in questo periodo, deriva da un verbo antico che indicava colpire, quindi quando noi parliamo di paura facciamo riferimento alla sensazione di essere colpiti, di subire un colpo. 

In un articolo di qualche anno fa lo psicoanalista Paolo Roccato, affermava che nella nostra cultura l’emozione della paura è fortemente temuta, tanto che nell'Introduzione alla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo fra le libertà fondamentali che devono essere garantite a tutti vi è indicata la libertà dalla paura. 

Nonostante ciò, in psicologia la paura è considerata un’emozione tanto intensa quanto positiva in quanto funzionale a proteggerci dal pericolo. Molto prima infatti che il nostro sistema cognitivo sia in grado di capire cosa sta accadendo, le nostre emozioni si attivano immediatamente segnalandoci in modo chiaro e inequivocabile: “Attenzione, pericolo”. Pericolo significa che si sta attivando o si è già attivata qualcosa che per la persona è nociva e che può quindi recarle danno.

La paura, in quanto emozione è nella sua natura soggettiva, è in grado di segnalarci un rischio che è nocivo per noi e solo per noi. Inoltre, è sempre sensata per il soggetto che la sperimenta, non esiste, quindi, la paura insensata e pertanto va sempre accolta e compresa.

Come evidenziato da Roccato la paura non è un qualche cosa che "ci assale" dall'esterno, né qualche cosa "da vincere" o "da superare" ma è un preziosissimo dispositivo, vivo e vitale, che innesca un processo di autoregolazione, indispensabile per garantire la sopravvivenza dell’individuo stesso. 

Infine, il vissuto della paura si accompagna sempre alla speranza. Solo chi è convinto di potercela fare può attivare l’emozione della paura, non a caso nella mitologia greca quando Pandora scoperchiò il vaso uscirono tutti i mali del modo ad eccezione appunto della speranza.