#paroleINSIDEMEDIABETE - Paura
di Marina Sergio

La paura; dal greco παίω = percuotere. Una emozione perturbante che ha come scopo primario il mettere in allarme il nostro organismo, avvisandolo del pericolo, preparandolo ad affrontarlo, consentendo in definitiva la sopravvivenza della specie.

La paura che accompagnava i numerosissimi pazienti ricoverati di urgenza, quella dei nonni nelle RSA lasciati soli, la paura dei figli che erano costretti a restare a casa, inermi, è la stessa paura che hanno provato anche gli operatori sanitari chiamati a combattere una battaglia contro un nemico invisibile – i tanto osannati ‘eroi’ dei mass media – che abbiamo provato anche noi, che ho provato anche io. A differenza di altre guerre, questa volta non c’è un noi e un loro, non ci sono militari e civili, ma siamo chiamati al fronte tutti insieme. Le incertezze sull’evoluzione della pandemia, l’attesa millenaristica di un secondo round, possono condurci ad un moderno Medio Evo, nel quale il presente sarà solo arroccamento, timore, distanza. Isolati, rischiamo di perdere gli stimoli positivi, i buoni ragionamenti, i sentimenti, i valori di socializzazione e condivisione. 

La paura: generalmente paura costruttiva, ma talora paura paralizzante. È quest’ultimo il mio perimetro. Uno spazio in cui tutti noi, né santi né eroi, possiamo deporre mantello, armi e bisturi, per confrontarci con quelle paure, quelle vulnerabilità pregresse e quei pensieri notturni, laterali, lasciati in panchina in questi duri mesi, ma che, se non ascoltati ed affrontati, rischiano di diventare incontrollabili, innescando così la guerra più dolorosa di tutte: quella contro noi stessi.