Il percorso del lutto
di Liliana Indelicato

Nella vita una delle sfide più importanti è l’acquisizione della capacità di elaborare il lutto. Il lutto è una reazione naturale all’esperienza della perdita, è una sorta di dolore della mente.

Tale reazione non è una condizione acuta delimitata temporalmente quanto invece un processo caratterizzato dall’alternarsi di diversi vissuti emotivi. La persona in lutto infatti oscilla emotivamente tra momenti di maggiore consapevolezza e momenti di diniego o rimozione della dolorosa realtà della perdita (Lombardo et al., 2014).

Certi autori affermano che il lutto è una delle condizioni di vita più stressanti per l’individuo con significative ripercussioni sul piano psichico e somatico. Il percorso di elaborazione del lutto consiste dunque nell’attraversare gradualmente una serie di fasi caratterizzate da intensa protesta, rifiuto, elaborazione e, infine, adattamento.

Dal punto di vista psicologico, possiamo riconoscere due fasi del lutto normale

In particolare, la prima fase è definita lutto acuto e si verifica nei momenti immediatamente successivi alla perdita in cui vi è un’intensa sofferenza accompagnata da comportamenti ed emozioni quali tristezza, crisi di pianto, disforia, intensa preoccupazione associata al ricordo della persona deceduta, ritiro sociale, totale disinteresse nei confronti delle normali attività quotidiane, difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno.

La fase successiva, invece, è definita lutto integrato ed è caratterizzata da vissuti di maggiore accettazione e integrazione dell’evento doloroso. Il ricordo della persona deceduta si associa a un dolore meno intenso nonostante persista la tristezza per l’assenza.

Il passaggio dalla fase acuta a quella del lutto integrato avviene nei primi mesi dalla morte. Il dolore si riduce gradualmente e la persona in lutto inizia a guarire dalle ferite della perdita, riuscendo a recuperare le normali attività quotidiane. E¢ importante ricordare che nel processo di elaborazione del lutto possono verificarsi dei momenti di riacutizzazione della sintomatologia dolorosa in risposta a aventi emotivamente significativi quali anniversari, festività, compleanni, stress ma anche successivi lutti.

Una percentuale minore di persone, invece, va incontro a prolungato distress psicologico. Questa condizione è stata definita lutto complicato o disturbo da sofferenza prolungata.

Il lutto complicato è, dunque, un prolungamento per un tempo indefinito del normale processo del lutto a causa di una impossibilità da parte dell’individuo di superare la perdita. 

E come se le persone fossero intrappolate nel loro lutto, sperimentando una vasta gamma di sintomi quali intenso struggimento e desiderio della persona amata (distress da separazione) ma anche pensieri ricorrenti e intrusivi circa l’assenza della persona deceduta (distress post-traumatico).

La persona in lutto complicato può finire con il chiudersi in un mondo fatto di pensieri e sogni riguardanti il defunto con continue visite a luoghi di memoria e di sepoltura, incessante attività di riordino di oggetti o indumenti appartenuti alla persona scomparsa, di evitamento o rimozione di situazioni che costringerebbero al riconoscimento della dolorosa realtà (Lombardo et al., 2014).

Quando eccessivamente prolungato nel tempo, il lutto complicato ha effetti negativi sulla salute fisica e mentale, influenzando fortemente la qualità della vita delle persone.

In questo contesto è dunque fondamentale accettare le espressioni del dolore e non esitare nel fare una richiesta di aiuto. Di contro, risulta nocivo il tentativo di abbreviare il percorso di elaborazione del lutto, negando il dolore o i propri bisogni di dipendenza e attaccamento.