Essere ingaggiati nel proprio lavoro! Utopia?
di Mara Lastretti

Le aziende sanitarie hanno una grande responsabilità, garantire la salute ai cittadini e alle cittadine che ne abbiano bisogno e non dimenticare però il benessere aziendale di chi per loro lavora.

Spesso le aziende hanno una posizione di distanza rispetto a questo, o comunque non realistica, seppure idealmente cucita addosso al dipendente, questa è la percezione di chi lavora in un’azienda sanitaria, e spesso non si sente ascoltato.

Ecco perché la psicologia con la sua funzionalità e con strategie pragmatiche potrà rappresentare il ponte tra i bisogni aziendali e quelli dei propri dipendenti.

In un caso seguito su Insidemediabete, la distanza fra l’azienda e un medico era molto ben definita, piani di organizzazione molto orientati alla semplificazione aziendale ma di difficoltà per il medico.

Come abbiamo fatto?

È stato interessante notare che il medico era felice di lavorare, era interessato a trovare soluzioni a vedere nella sua professione la capacità di muoversi su più fronti. Non solo medico ma anche educatore, attraverso un lavoro di team per spiegare e rendere attivi i pazienti nel loro percorso di cura.

Come attivo era proprio lui, ingaggiato nel suo lavoro ma anche nel sistema. Abbiamo lavorato su come comunicare le sue intenzioni, le sue proposte, avvicinando la sua expertise clinica ai decisori, decidendo di far sentire la sua voce in maniera costruttiva e con il rispetto delle procedure.

Le proposte furono accolte, per la quasi totalità, sistemate e rese possibili. Il feedback da parte dell’azienda fu: grazie per averci scritto e per aver chiesto di esserci, ci fa capire quelle che possono essere le richieste e così possiamo cucirle in maniera sartoriale per il servizio.