Come si costruisce l’alleanza terapeutica
di Liliana Indelicato

Gli esiti di un trattamento terapeutico sono determinati non solo dall’efficacia oggettiva di un farmaco o di una terapia ma anche dall’insieme di dinamiche relazionali in grado di favorire (o meno) la creazione di un clima di collaborazione/cooperazione e fiducia tra clinico e paziente.

In psicologia, gli aspetti più collaborativi della relazione sono definiti alleanza di lavoro o alleanza terapeutica.

In tempi più recenti Edward Bordin afferma che l’alleanza è un fattore comune a tutte le relazioni terapeutiche e può essere definita come “il reciproco accordo riguardo agli Obiettivi, (Goals) e ai Compiti (Task) necessari per raggiungere tali obiettivi, insieme allo stabilirsi di un Legame (Bond) che mantiene la collaborazione tra i partecipanti al lavoro terapeutico” (Bordin, 1979, citato da Lingiardi & Gazzillo, 2014).

In tale definizione è posta una chiara differenziazione tra obiettivi e compiti del trattamento: gli obiettivi riguardano il cambiamento che ci si propone di raggiungere, i compiti, invece, si riferiscono alle attività necessarie per raggiungere tali finalità.

Nel rapporto tra clinico e paziente, la scelta e la condivisione di compiti e obiettivi è parte integrante dell’alleanza di lavoro.

Diversi studi hanno rilevato che una forte alleanza di lavoro può influenzare positivamente gli esiti di salute del paziente, inclusa una migliore aderenza ai farmaci e una maggiore soddisfazione al trattamento.

La ricerca ha anche cercato di determinare quali caratteristiche personali del medico/operatore sanitario possono favorire o dall’altra ostacolare la costruzione di una buona alleanza terapeutica.

Sulla base di queste indagini è stato rilevato che la capacità di esplorare temi interpersonali e di favorire nell’altro l’espressione dei vissuti emotivi, la capacità di creare un clima di sostegno e accettazione nonché di assumere un ruolo collaborativo nel dialogo con il paziente si associano a una buona alleanza terapeutica.

Al contrario, lo scarso coinvolgimento emotivo durante la visita, la tendenza a criticare e giudicare, l’uso inappropriato del silenzio o del linguaggio da utilizzare con il proprio paziente sono invece considerati fattori che ostacolano l’alleanza di lavoro.

Nel lavoro clinico quotidiano, l’acquisizione di buone capacità relazionali può agire come fattore protettivo nei confronti di vissuti emotivi negativi come l’esaurimento e l’insoddisfazione lavorativa.

Pertanto, un’attenzione alla dimensione relazione può avere ripercussioni positive sia sulla qualità del lavoro degli operatori sanitari, sia sull’andamento della gestione del paziente.