Burnout - II parte
di Mariano Agrusta

ASPETTI NORMATIVI IN ITALIA

Dal punto di vista normativo in Italia, negli ultimi anni, si è assistito ad una profonda rivoluzione culturale che ha consentito di recepire le principali linee di indirizzo europee in tema di tutela del lavoratore, riprese con forza nell’ultimo decreto in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (DL 81/2008) dove vi è chiaramente indicato – articolo 28 - come l’oggetto di valutazione dei rischi debba riguardare anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato.

Tale orientamento appare in linea con l’aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia (Decreto 10 giugno 2014 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, GU 212/2014) dove sono stati inseriti tra “i nuovi agenti patogeni” le disfunzioni dell’organizzazione del lavoro (costrittività organizzative) e le malattie ad esse connesse.

Nel Gruppo 7 delle Malattie psichiche e psicosomatiche da disfunzioni dell’organizzazione del lavoro, le patologie identificate come malattie professionali sono il Disturbo dell’adattamento cronico (con ansia, depressione, reazione mista, alterazione della condotta e/o dell’emotività, disturbi somatoformi) e il Disturbo post-traumatico cronico da stress.

L’approccio odierno tende a dare una definizione dello stress lavorativo in termini di distress derivante da un disequilibrio tra le richieste lavorative e le capacità di adattamento dell’individuo; molto spesso ciò che maggiormente risulta devastante per l’individuo sul piano psicologico è la penosa sensazione, a fronte di una situazione lavorativa stressante, di non poter esercitare alcun controllo su di essa, di essere impotente, di non poter prendere alcuna decisione risolutiva, di avere la consapevolezza di non possedere gli strumenti idonei a fronteggiare in modo adeguato lo sforzo richiesto, di non avere interlocutori credibili e competenti, di non ricevere nessun tipo di supporto.