Burnout - I parte
di Mariano Agrusta

LOrganizzazione Mondiale della Sanità riconosce, finalmente, il Burn-out – lo stress da lavoro – come un problema associato alla professione.

Il termine burn-out si riferisce a un fenomeno di estremo interesse e che necessita di grande attenzione per le conseguenze negative che comporta sul piano personale e professionale: medici, infermieri, psicologi, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali, poliziotti, sacerdoti, avvocati e insegnanti rappresentano le categorie maggiormente esposte a condizioni di distress lavorativo in ragione del carico emotivo di queste attività.

Il termine burn-out – traducibile con bruciato, esaurito, scoppiato – esprime con un’efficace metafora il logorio professionale dell’operatore.

Questo rischio potrebbe ritenersi moltiplicato per gli operatori sanitari che si occupano di cronicità,

ed è, attualmente, aggravato alla luce dell’attuale scenario emergenziale SARS-CoV-2.

Gli operatori di area sanitaria e sociosanitaria hanno dovuto affrontare una serie di attività quali la riorganizzazione dei servizi e delle procedure professionali andando incontro a diverse situazioni a rischio biologico. Si sono trovati quindi a sperimentare contesti di stress e disagio personale che si sono aggiunti allo stress delle attività abituali di chi si occupa di cronicità.

La sindrome del burn-out non insorge all’improvviso, molto spesso è subdola, insidiosa e difficile da identificare; i segni e i sintomi del burn-out sono molteplici, richiamano i disturbi dello spettro ansioso-depressivo con particolare tendenza alla somatizzazione e allo sviluppo di disturbi comportamentali.

Ad oggi, si possono far rientrare le manifestazioni sintomatologiche del burn-out, laddove assumono una valenza clinica, nell’ambito del disturbo dell’adattamento e del disturbo post-traumatico da stress e, più in generale, nell’area delle patologie da fattori psico-sociali associate a stress (stress lavoro-correlato). In questo ambito ci si può muovere per la codifica del burn-out in termini di malattia professionale, sottolineando l’importanza eziologica dei fattori organizzativi.