Burn Out: in contatto con la difficoltà di essere un operatore sanitario ai tempi del Covid-19
di Mara Lastretti

Sono stanca, è molto dura! Mi sembra di non finire mai, torno a casa e non riesco a staccare…

Inizia così un colloquio con una persona, ancora prima che un medico, che narra il suo essere sfinita.

Il momento pandemico che stiamo vivendo, da oltre un anno ormai, ha stravolto la vita degli operatori sanitari, e si appoggiata su già pregresse difficoltà mettendo in luce quanto l’essere resilienti non basti più.

È necessario accogliere questo vissuto, per evitare la cronicizzazione del disturbo, anche se oramai siamo nei tempi, poiché un disturbo si definisce cronico quando perdura da più di sei mesi.

Questo appare un paradosso per gli operatori sanitari che lavorano in diabetologia, che proprio di cronico si occupano.

Il supporto psicologico rappresenta una chiave di svolta, soprattutto in questo momento, in quanto offre uno spazio di ascolto che si colloca fra il disagio quotidiano lavorativo e quello personale.

L’ascolto è la raccolta della testimonianza di chi vive la trincea, di chi ha paura di contagio di chi non stacca mai e che porta il lavoro a casa, anche solo per la paura del contagio.

Il colloquio è quel cuscino che può ammortizzare il suono di paure, ansie che l’operatore sanitario vive, sicuramente non ponendosi in un’ottica di soppressione del problema ma di come gestirlo per esempio attraverso la comunicazione.

Imparare a confinare l’ambito lavorativo, al momento del lavoro, può generare benessere.

Ricordo una paziente che si trovava in difficoltà poiché il cellulare squillava sempre, soprattutto durante il lockdown, dove spazio e tempo venivano ad essere liquidi. Un lavoro semplice è stato quello di interrompere questa disponibilità in base alle fasce della giornata: se di guardia non rispondere, durante il momento lavorativo dare una disponibilità oraria, spegnere durante la pausa.

La Psicologia ha supportato il permesso di concedersi uno spazio dove il dovere si livella con le esigenze personali, non qualificando l’operatore come inadempiente.